Arminio e l’Irpinia vista da Trevico

«Trevico se ne sta chiusa come un libro che nessuno vuole più aprire». Il paesologo racconta il suo progetto nell’Irpinia d’Oriente

Franco Arminio è un poeta errante, una sentinella d’Irpinia che guarda la sua terra e protegge i suoi scorci armoniosi. Il suo è un continuo peregrinare tra i paesi d’Italia e d’Europa, un incontro di genti, strette di mano, un canto di sirene che richiama gli occhi del mondo sull’Irpinia d’Oriente, sul quel paese dalle belle vertigini: Trevico.

A Trevico Arminio ha costituito la “casa della paesologia”, un luogo di ritrovo per artisti, ma non solo. In un mondo le cui logiche d’incontro sono ormai sovvertite dai nuovi luoghi virtuali, Arminio tenta un esperimento in controtendenza: «qui vengono chiamate a raccolta tutte le genti del mondo, si sta insieme, si impara il silenzio», ci racconta lo scrittore.

Eh sì, perché sul balcone più alto d’Irpinia si possono cogliere lezioni senza tempo, la discreta riservatezza dei suoi abitanti induce a riflessione qualunque popolo d’Italia, ne abbatte i pregiudizi. «Trevico è un paese civile e silenzioso che racconta al Nord di radici dignitose».

Quando gli chiedo come mai abbia voluto dar vita a questo progetto mi risponde che «in un momento in cui le porte si chiudono e le persone sono sempre più sole è importante poter credere in un’idea, è bello potersi affidare ad un’illusione in cui è utile credere. L’illusione di far rivivere un luogo che oggi sembra desolato, disabitato». Nelle sue parole c’è la convinzione che, presto o tardi, «si tornerà ad abitare l’Italia interna».

Pochi abitanti a Trevico, appena trecento, tutti stretti – come afferma lo scrittore Andrea Semplici – in un “gelo che sigilla ogni cosa”. «Eppure – confessa Arminio – basterebbe poco, anche solo qualche nuovo abitante per paese per rivoluzionare tutto. Sarebbe bello vedere un napoletano che si trasferisce a Trevico e la elegge a sua nuova casa».

La casa della paesologia è un’ardita “avanguardia” e necessita di occhi senza pregiudizi. «Qui le persone giungono in punta di piedi per un turismo della clemenza. Nelle intenzioni c’è il desiderio di creare valore, di animare il paese, magari facendo esibire gli artisti lungo le strade o i vicoli. Gli iscritti alla casa della paesologia sono già 150, da ogni parte d’Italia, di ogni estrazione sociale e di ogni età».

La casa si sta riempiendo di oggetti donati da chiunque e vive secondo le logiche antiche del baratto. Un baratto in cui poesie, racconti e canzoni sono moneta di scambio: l’unica possibile e necessaria perché esiste, sempre secondo Arminio, «una bontà disoccupata che attende di essere messa a lavoro».

L’apertura ufficiale della casa della paesologia avverrà l’8 dicembre e non sappiamo se questo esperimento avrà o meno successo.

Ma «anche se dovesse fallire, sarà un fallimento dolce», parola di Arminio.

http://www.orticalab.it/Arminio-e-l-Irpinia-vista-da

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